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Come mai Save the Dogs ha scelto di operare solo in Romania?

La Romania presenta una delle situazioni più drammatiche d’Europa per quanto riguarda il randagismo e il maltrattamento degli animali.
Proprio portando degli aiuti sul posto nel 2001, la fondatrice di Save the Dogs, Sara Turetta, rimase colpita dal numero di cani sofferenti e morenti per le strade del paese e dalla scarsità di interventi per aiutarli. Decise così di creare un’associazione che si occupasse in maniera specifica di questa realtà così disperata.

Perché il randagismo in Romania è così grave?

Il fenomeno del randagismo è rilevante in molti paesi dell’Est e del Sud dell’Europa ed è legato in primo luogo a fattori di povertà e degrado sociale. Nel caso specifico della Romania, però, esistono anche motivi storici ben precisi, legati alla decisione del dittatore Ceausescu – negli anni ’80 – di urbanizzare la popolazione che viveva nelle campagne. Per accogliere le persone provenienti dalle province fu necessario costruire nelle città (non solo nella capitale) grandi quartieri dormitorio e radere al suolo le classiche case con cortile, dove era presente quasi sempre un cane da guardia. Migliaia di cani vennero così abbandonati in un breve lasso di tempo per strada. La mancanza di interventi di contenimento delle nascite e i rivolgimenti politici legati alla rivoluzione del 1989 hanno fatto si che per circa 20 anni i cani si riproducessero in modo incontrollato e che i romeni si abituassero a vedere i randagi per strada, alimentando ulteriormente – con l’abbandono sistematico delle cucciolate – il fenomeno.

Qual’è attualmente la situazione dei randagi in Romania?

Purtroppo dal 2001 ad oggi non è cambiato quasi nulla: i cani vengono uccisi in grandi numeri nei canili pubblici delle città romene con metodi non verificabili dalle associazioni. Spesso gli animali muoiono di fame e di malattie prima che si compia il 14° giorno.
L’unico cambiamento positivo introdotto dalla legge del 2013 è l’obbligo per i padroni di sterilizzare e registrare in anagrafe il proprio cane.
Non esistono attualmente dati ufficiali sul numero dei cani presenti per strada perché non è mai stato fatto un censimento ma il numero è elevatissimo, soprattutto nelle regioni del Sud, Est e Nord Est della Romania.
Va segnalato un graduale aumento della sensibilità da parte dell’opinione pubblica, soprattutto nelle grandi città, sui diritti degli animali e il crescente impegno dei giovani all’interno di piccoli gruppi locali, anche se l’associazionismo romeno è ancora agli albori.

Come faccio ad essere sicuro che la mia donazione aiuti davvero gli animali?

Le entrate e le uscite – in Italia e in Romania – vengono scrupolosamente registrate dal punto di vista contabile e verificate non solo dagli organi di governo dei due enti, ma anche da Revisori dei Conti. Entrambe le associazioni sottopongono i propri bilanci ad audit e la sede italiana è Socio, dal 2015, dell’Istituto Italiano della Donazione, che verifica la trasparenza e il corretto uso dei fondi dei propri iscritti. La scheda riassuntiva di Save the Dogs è visibile qui.
Inoltre abbiamo steso un utile vademecum per il donatore consapevole, proprio per dare ai sostenitori una serie di linee guida utili prima di donare ad un’associazione.

Se dono ho delle agevolazioni fiscali?

Se sei un donatore italiano puoi dedurre o detrarre la tua donazione in base a questi parametri. Se sei un donatore straniero devi verificare la legislazione del tuo paese.

Perché Save the Dogs fa adottare i cani romeni all’estero?

In Romania le adozioni locali sono pressoché inesistenti e il numero di cani – per strada e nei canili – è immenso. Inoltre le nostre strutture soccorrono molti randagi in difficoltà ma ricevono anche decine e decine di cani e gatti abbandonati dai loro padroni, ai quali dobbiamo fare spazio. A peggiorare la situazione, dal 2013 la legge romena non permette più di liberare per strada gli animali sterilizzati e vaccinati. Se non cercassimo famiglie adottive all’estero dove collocare gli animali saremmo costretti a sopprimerli, non potendoli fisicamente accogliere nei nostri rifugi. Le adozioni all’estero (circa 40/50 al mese) ci permettono di accoglierli, seppure tra mille difficoltà.

Come avviene il trasporto degli animali?

Italia, Svezia, Svizzera, Finlandia: per via aerea, in modo da ridurre al minimo i tempi di trasporto e lo stress dei cani/gatti.
Austria: via terra, con un furgoncino attrezzato con tutti i confort

Siete sicuri che i cani adottati all’estero finiscano in buone mani?

Save the Dogs lavora solo con associazioni e persone di fiducia, a cui siamo legati da rapporti di amicizia ma anche da contratti scritti. Questi ultimi definiscono chiaramente i diritti e i doveri di ciascuna delle parti. La trasparenza è un principio fondamentale, che garantisce a Save the Dogs l’accesso ai nomi degli adottanti nei vari paesi, mentre i controlli post affido vengono garantiti dai nostri partners. Lo staff dell’associazione incontra spesso alcuni dei cani adottati durante i raduni organizzati dalle associazioni con cui collaboriamo.
Per una riflessione sulle adozioni internazionali puoi leggere la nota della nostra presidente su questo tema.

I collaboratori di Save the Dogs sono tutti volontari?

I progetti di Save the Dogs in Romania non avrebbero mai potuto raggiungere le attuali dimensioni se si fossero basati sul lavoro dei volontari. Riteniamo che il no profit, per crescere e svilupparsi, abbia bisogno di figure professionali qualificate che diano continuità agli interventi e al rapporto con i sostenitori, che giustamente richiedono quotidianamente informazioni e riscontri delle proprie donazioni. I volontari sono importantissimi e svolgono ruoli preziosi ma completano e affiancano uno staff fatto di professionisti: medici veterinari, infermieri, educatori cinofili, fundraisers, amministratori etc.

Perché Save the Dogs non collabora con altre associazioni italiane in Romania?

Save the Dogs è membra del Comitato CIAO, che riunisce molte delle Onlus ed ONG italiane presenti in Romania e attive in ambito umanitario. Sul fronte degli animali, invece, riteniamo che non siano attive al momento in Romania realtà valide con cui collaborare, che condividano con noi valori e strategie di intervento.

Non ho possibilità economiche ma desidero aiutarvi. Cosa posso fare?

Ci sono tante cose che puoi fare!
– Raccogliere ed inviare alla nostra sede di Milano materiale utile contenuto in questa lista;
–  distribuire i nostri salvadanai;
– diffondere il materiale informativo dell’associazione tra veterinari e altri negozi richiedendolo alla nostra sede: info@savethedogs.eu oppure tel. 0239445900;
– condividere su Facebook le notizie che pubblichiamo sulla nostra pagina ufficiale;
– se hai un reddito o una pensione puoi donarci il 5×1000 dell’Irpef

Voglio aprire un canile, mi date dei consigli?

Aprire un canile e gestirlo è un’attività costosa e molto complessa dal punto di vista operativo.
Consigliamo sempre di fare un’analisi razionale e non emotiva della realtà prima di imbarcarsi in un’avventura del genere, e di fare un business plan. La prima domanda da porsi è: il canile farà davvero la differenza per i randagi della mia zona o sto assecondando un mio personale bisogno emotivo?

Molti consigli utili (in inglese) si possono trovare su questa guida della RSPCA.

Come si imposta un progetto virtuoso ed efficiente di gestione del randagismo canino?

Lo strumento più completo ed efficace è la guida dell’ICAM (International Companion Animal Management), disponibile in varie lingue ma non ancora in italiano.

Come si imposta un progetto virtuoso ed efficiente di gestione del randagismo felino?

Lo strumento più completo ed efficace è la guida dell’ICAM, che offre moltissime informazioni utili.

 

Qual’è la posizione di Save the Dogs sull’eutanasia?

Save the Dogs si oppone in maniera ferma a tutte quelle strategie di contrasto al randagismo incentrate sull’uccisione degli animali.
L’eutanasia resta però uno strumento indispensabile di fronte a malattie incurabili, lesioni gravissime o disturbi del comportamento non trattabili.
Save the Dogs si assume la piena responsabilità affinché gli animali all’interno delle proprie strutture (nelle quali transitano 3.900 casi all’anno tra ospiti fissi e pazienti delle cliniche) abbiano una buona qualità di vita e non debbano versare in uno stato di sofferenza cronica.
In nessun caso l’eutanasia può essere utilizzata per gestire problemi di sovraffollamento e non verrà mai presa in considerazione per un animale sano dal punto di vista psico-fisico.