PLP4 ora in discussione al Parlamento come DDL 1572
Il progetto di legge PLP4 “Norme specifiche per alcune tipologie di cani a tutela del loro benessere e della pubblica incolumità“, dopo essere stato approvato dalla regione Lombardia lo scorso giugno, è ora in discussione al Parlamento come DDL 1572.
Se dovesse essere approvato, e diventare quindi una legge nazionale, questo decreto rischia di ridefinire completamente le modalità di gestione e di detenzione di cani privi di pedigree, appartenenti alle 26 razze della cosiddetta “Save List” e dei meticci ad esse riconducibili.
Cosa prevede la proposta di legge
Questo progetto di legge nasce per far fronte ad un problema di sanità pubblica, causato dall’alto numero di aggressioni avvenute in Italia da parte di cani appartenenti alle razze della “Save List” e dai meticci con caratteristiche morfologiche simili. Tra le 26 razze, ritenute dal legislatore “a gestione complessa”, figurano il Dogo Argentino, Bull Terrier, Rottweiler, Cane Corso e Pastore Tedesco.
La proposta, impone, per chi vive con uno di questi cani, o li gestisce in canili e rifugi:
- un corso teorico (“patentino”) e un test pratico “CAE-1” (progettato, organizzato e giudicato da ENCI), per valutare l’affidabilità di cani e proprietari;
- rigide regole di gestione in pubblico, come la museruola sempre indossata, guinzaglio di 1,5 metri con doppio moschettone e collare a strozzo (denominato “a scorrimento”);
- l’obbligo di installazione di recinzioni alte 2,5m e rinforzate, anti-scavalcamento, parti interrate di 50cm, box singoli e ingressi doppi.
Le criticità della normativa
La prima contradizione che salta all’occhio è queste regole non valgono per “quei soggetti in possesso del certificato genealogico denominato «pedigree»”, quindi i cani acquistati da un allevamento riconosciuto da ENCI (Ente Nazionale Cinofilia Italiana).
L’obbligo di patentino e del superamento del “CAE-1”, infatti, sono obbligatori solo per i cani privi di pedigree e i meticci. La normativa presuppone implicitamente e senza reale fondamento scientifico che un cane con pedigree sia, di per sé, meno problematico o più sicuro. Il comportamento di un cane, però, dipende da molteplici fattori e non può essere ridotto alla presenza o meno di un certificato genealogico.
Inoltre, il test CAE-1 valuta prevalentemente aspetti di obbedienza e gestione del cane, ma non è in grado di certificare l’affidabilità comportamentale di un animale nel lungo periodo.
A rendere la questione ancora più controversa è il fatto che gran parte delle procedure previste dal disegno di legge verrebbero affidate a ENCI. Tra queste rientrano sia l’organizzazione del corso teorico (il cosiddetto “patentino”) sia la progettazione e la valutazione del test pratico CAE-1. In altre parole, un ente privato, che agisce in regime di monopolio e che rappresenta gli interessi degli allevatori di cani di razza verrebbe posto al centro dell’intero sistema di regolamentazione, con un evidente potenziale conflitto di interessi.
Alle criticità concettuali si aggiungono poi quelle pratiche. Per i proprietari dei cani inseriti nella cosiddetta “save-list” e privi di pedigree sarebbero previsti obblighi molto stringenti: uso costante della museruola in pubblico, guinzagli specifici, e requisiti strutturali particolarmente onerosi per le recinzioni e gli spazi di detenzione. Misure che potrebbero avere conseguenze economiche pesanti non solo per le famiglie, ma anche per rifugi, canili e associazioni che già operano con risorse limitate.
Il risultato paradossale è che la normativa rischia di colpire soprattutto i cani meticci e quelli provenienti da adozioni o recuperi, trasformandoli nei principali destinatari delle restrizioni.
Una distinzione che appare più formale che sostanziale e che rischia di spostare l’attenzione dal vero nodo della questione: la responsabilità umana nella gestione, nell’educazione e nella convivenza con i cani.
L’impatto su rifugi e adozioni
Un altro impatto che questa normativa potrebbe avere è quello sui canili e sui rifugi.
Se l’adozione dovesse comportare per i futuri proprietari l’obbligo di patentino, il superamento del test CAE-1, più ulteriori restrizioni nella gestione quotidiana, è prevedibile che molte famiglie possano scoraggiarsi e rinunciare all’adozione di questi animali, che già oggi incontrano maggiori difficoltà a trovare casa.
Il risultato potrebbe essere un ulteriore rallentamento delle adozioni e un conseguente aumento della permanenza media dei cani nei rifugi, con effetti diretti sui costi di gestione e sul benessere degli animali.
A ciò si aggiunge un ulteriore paradosso: mentre i cani con pedigree provenienti da allevamenti riconosciuti sarebbero esclusi da molti degli obblighi previsti, i cani provenienti da recuperi, sequestri o abbandoni rischierebbero di diventare ancora meno adottabili. Una dinamica che, di fatto, potrebbe penalizzare il sistema delle adozioni e favorire indirettamente il mercato della compravendita di cani di razza.
Nasce il comitato “NO PLP4”
Per opporsi a questo progetto di legge e informare i cittadini e le cittadine che vivono (o hanno intenzione di vivere) con un cane di quanto potrebbe accadere, diversi professionisti che operano in vari ambiti della cinofilia e dell’associazionismo animalista si sono uniti nel comitato “NO PLP4”.
Per restare aggiornati sulla campagna e leggere il manifesto del comitato è possibile consultare il sito https://futurometiccio.org/ dove è pubblicato il documento completo.
È possibile sostenere la mobilitazione contro il DDL 1572 inviando la propria adesione all’indirizzo campagnanoplp@gmail.com.